L’errore di prospettiva dei cattolici che pensano a un futuro senza Pdl

Il cardinale Angelo Bagnasco non poteva non esprimere un giudizio sulla condizione in cui versa la società italiana e far sentire la voce dei vescovi italiani su alcune questioni riguardanti l’etica pubblica. Se non lo avesse fatto, si sarebbe sicuramente esposto alle critiche di una parte del mondo cattolico e del mondo politico e giornalistico, che nei confronti della chiesa cattolica seguono un atteggiamento variabile a seconda degli interessi contingenti. A mio avviso il pronunciamento di Bagnasco – lo dico a malincuore e con il massimo rispetto – è risultato privo di quella finezza politica, propria del suo predecessore cardinale Ruini.
1 OTT 11
Ultimo aggiornamento: 02:33 | 8 AGO 20
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La forza del Papa teologo, la cui voce rimbomba nella mente come nei cuori di tutte le persone sensibili, è di far rinascere la fede, la fede nella resurrezione rivelata dal sacrificio di Cristo, in seguito a una conversione interiore. Un rinnovamento che non si affida all’influenza diretta nella sfera statale, politica e legislativa, ma in quella rivoluzione interiore che cambia l’intera società terrena, come sosteneva anche Aldo Moro. Il problema di fondo, a mio avviso, è che la chiesa italiana si è spinta troppo in avanti nel legittimo dovere di manifestare il proprio punto di vista su tutto ciò che riguarda l’elevazione spirituale e sociale dell’uomo e nel tentativo di condizionare determinati interventi legislativi, senza che la chiesa stessa sia unita e senza lasciar maturare la ricerca di accettabili soluzioni che, non contraddicendo i principi fondamentali della fede e dell’insegnamento della chiesa, fossero la risultante di un aperto confronto, innanzitutto fra i cattolici impegnati in politica.
Il risultato paradossale è che il massimo condizionamento da parte di ambienti della Curia romana e della Conferenza episcopale su materie quali il testamento biologico non ha sortito l’effetto di unire i cattolici e soprattutto ha condotto a rendere più arduo un dialogo promettente e fecondo fra credenti e non credenti sulla bioetica e sulle nuove frontiere dell’impegno dei cattolici. La mia opinione è che la voce del Santo Padre, capace di essere ascoltata e recepita da tutti gli uomini assetati di verità e di giustizia, fatichi a essere tradotta con fedeltà e con apertura al dialogo da parte dalla chiesa italiana, troppo condizionata da un approccio politicista scarsamente sostenuto da quella saggezza ecclesiastica e massimamente politica, e soprattutto da quel progetto culturale che è stato il lascito più importante del cardinale Camillo Ruini.
Spero che la chiesa e la curia non commettano l’errore di sottovalutare la ricchezza intellettuale e politica del partito al quale appartengo, un partito di ispirazione cristiana che, nell’arena legislativa, ha contribuito all’approvazione di importanti interventi coerenti con il magistero della chiesa, attraverso un’opera di persuasione e di coinvolgimento dei cosiddetti laici. Sono certo che i cattolici del Pdl non intendono rinunciare a questo traguardo, che è un bene prezioso per la chiesa e per l’Italia.